E’ un bravissimo ragazzo ma se gli chiedi che ore sono ti dirà come è stato costruito il suo orologio” diceva il pilota Mario Andretti a proposito del suo meccanico Clint Brawner.

Questo è l’errore che noi appassionati di tecnologia commettiamo sempre parlando con chi non lo è.

Si finisce per annoiare nel caso l’interlocutore sia un amico o un familiare, si rischiano danni più grossi se dall’altra parte c’è un cliente che è interessato solo a soddisfare una propria esigenza o, peggio, a risolvere un problema.

E questo spesso deriva dal fatto che siamo completamente presi dagli aspetti tecnici del nostro lavoro da perdere di vista qual è il vero fine: offrire un servizio, soddisfare un’esigenza.

Spesso sottovalutiamo questo aspetto, probabilmente perché facciamo fatica a riconoscerlo come “cosa da cambiare”. Dobbiamo invece sforzarci di metterci nei panni dell’altro, specie quando “l’altro” sta pagando per ottenere un servizio e non vuole sapere com’è costruito l’orologio, ma solo l’ora. Questa capacità fa parte delle doti che formano un profilo tecnico completo.

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